ETRA – Trattamento rifiuti

Il caso all’avanguardia di ETRA Spa
Odori a Bassano del Grappa: dalla protesta al consenso

Ridurre l’impatto olfattivo di un impianto di trattamento rifiuti oggetto di lamentele da parte dei cittadini e fonte di preoccupazione per il gestore e le amministrazioni locali: a Bassano del Grappa (VI) si è affrontato il problema con azioni efficaci, migliorando le cose nell’interesse di tutti.

Il Polo rifiuti di Bassano

Gestito da ETRA Spa, multiutility a capitale interamente pubblico, il Polo multifunzionale di trattamento rifiuti di Bassano è situato in un bacino di utenza esteso su più comuni e province. È costituito da un impianto di digestione anaerobica con 3 digestori, produce biogas per conversione energetica e tratta la frazione solida del digestato nell’annesso impianto di compostaggio. Include attività di pretrattamento del rifiuto secco e un centro intercomunale di raccolta, separazione e stoccaggio provvisorio di rifiuti riciclabili, speciali e pericolosi, oltre a una discarica esaurita.

L’ubicazione in un contesto altamente urbanizzato, in un’area industriale contigua al quartiere residenziale Prè, nel tempo ha dato adito a forti timori e critiche da parte della popolazione residente. Tra l’altro, l’insediamento è situato sottovento con una meteorologia prevalente sfavorevole per le abitazioni e altri ricettori sensibili.

Etra area field inspection

Il problema odorigeno

Il disturbo olfattivo generato dal Polo era il principale fattore di lamentela da parte della cittadinanza. A fronte di un’ostilità crescente, alcuni anni fa veniva istituito un tavolo di concertazione con tutti i soggetti interessati: il gestore dell’impianto ETRA Spa, le amministrazioni comunali di Bassano del Grappa e di Cartigliano, il Comitato dei cittadini residenti nella zona. Questo organismo definì un Piano Operativo mirato a ridurre l’impatto olfattivo alla soglia di accettabilità.

Il Piano stabiliva come fondamentale la misurazione degli odori per identificare le priorità riguardo agli interventi di miglioria, valutare i risultati raggiunti e infine rappresentare in modo oggettivo la situazione complessiva dell’impatto olfattivo nell’area limitrofa all’insediamento produttivo.

Osmotech fu individuata come laboratorio qualificato per le misure, in particolare per:

  1. escludere la presenza in atmosfera di analiti in concentrazioni potenzialmente nocive per la salute pubblica;
  2. fornire una rappresentazione del grado di inquinamento odorigeno in ambiente nelle vari fasi del processo di mitigazione stabilito dal Piano.

Le fonti odorigene presenti nell’impianto sono molteplici e di varia natura: convogliate, areali diffuse e saltuarie/fuggitive tipiche delle lavorazioni effettuate, e caratterizzate in generale da presenza di ammoniaca, composti organici volatili, idrogeno solforato, mercaptani e altri composti a bassa soglia olfattiva (ossia percepibili anche a minime concentrazioni).

Misurare gli odori: le tecniche

L’esigenza primaria era di conoscere il quadro emissivo effettivo delle vari sorgenti dell’insediamento nelle condizioni di esercizio più gravose, attuando un protocollo di campionamento e analisi eseguito secondo le norme UNI CEI EN ISO/IEC 17025:2005 e UNI EN 13725:2004, per le quali Osmotech è accreditata da ACCREDIA con certificato n. 1408.
Si trattava poi di valutarne gli effetti sul territorio circostante in termini di ampiezza spaziale, frequenza di accadimento e tipologia di odore.
Contemporaneamente alle analisi olfattometriche, sui campioni prelevati furono eseguite analisi chimiche di screening per la ricerca e caratterizzazione degli stessi che hanno escluso il pericolo di tossicità per la popolazione e l’ambiente.

Per la verifica in campo sono state utilizzate due differenti tecniche di rilevazione:

  • con Sistemi Olfattivi Artificiali (SOA, o nasi elettronici) opportunamente istruiti e calibrati, posizionati ai ricettori sensibili individuati sotto vento rispetto alla direzione prevalente;
  • con la tecnica sensoriale di indagini in campo mediante panel di valutatori indipendenti, ossia la Odour Field Inspection secondo la norma tedesca VDI3940 Parte 1 del 2006.

Quest’ultima si è rivelata più adatta e più affidabile nel riconoscere gli odori, basandosi sulla percezione del naso umano. Il nostro olfatto, estremamente sofisticato, è infatti superiore a qualunque strumentazione tecnica nel percepire e distinguere le molecole odorose, anche a concentrazioni infinitesime.

L’indagine sensoriale in campo

La Odour Field Inspection (OFI) consiste nell’effettuare sopralluoghi con panel di valutatori selezionati e addestrati a riconoscere gli odori, che eseguono e registrano le misurazioni (presenza e intensità di odore) in tempi, siti e percorsi stabiliti.
Svolta con il metodo a griglia, la OFI permette una stima statistica attendibile dell’estensione e della frequenza di odore nei dintorni di un impianto in un determinato periodo di tempo.
La selezione e l’addestramento dei valutatori è un fattore fondamentale. Nel caso bassanese sono stati reclutati tra i residenti della zona – escludendo l’area d’osservazione – e selezionati con test sensoriali, come esige la norma, tra i “nasi” di sensibilità olfattiva media (cioè né carenti né ipersensibili). Sono stati addestrati da personale qualificato a riconoscere gli odori caratteristici rilevanti dell’impianto e ad eseguire e registrare correttamente le misure fornendo loro le dotazioni tecniche.

La prima indagine, eseguita nel secondo semestre del 2009, intendeva descrivere lo stato dell’impatto odorigeno prima di una serie di interventi migliorativi sulle varie sezioni dell’impianto produttivo.
L’area d’ispezione fu definita in ragione della meteorologia della zona, dei ricettori sensibili e delle segnalazioni di disturbo registrate nel periodo precedente. Ne risultò una griglia che copriva circa 2 km quadrati, suddivisi in 33 celle di circa 200 metri di lato.
Nella griglia di Field Inspection i punti di misurazione dell’odore sono costituiti dai 4 vertici di ciascuna cella, che vengono raggiunti dai misuratori (panelist) secondo percorsi prestabiliti (round) in ottemperanza a quanto previsto dalla norma.

Il numero delle valutazioni per ogni vertice è un elemento decisivo per la validità dell’indagine: per un esito attendibile deve essere statisticamente consistente e vario, operando in diverse condizioni meteo e stagionali, in momenti differenti (giorno/notte) e con valutatori diversi.
A Bassano, in ciascun punto di misurazione i valutatori sostavano per 10 minuti annusando l’aria ogni 10 secondi, registrando ogni odore percepito e compiendo così 60 misure per ogni punto del sopralluogo.

I dati delle rilevazioni eseguite, elaborati per ogni singola cella e anche per ogni tipologia di sorgente odorigena, sono stati quindi riportati sulla mappa. Le immagini mostrano per esempio i dati di frequenza media dell’odore “biofiltro” per ciascuna cella della griglia (a sinistra) e la corrispondente rappresentazione spaziale dell’impatto olfattivo con curve di isofrequenza (a destra):

mappe
Nel 2011 e ancora negli anni successivi, in relazione all’avanzamento delle migliorie e delle mitigazioni introdotte, l’indagine in campo fu ripetuta accertando la riduzione progressiva dell’ampiezza dell’impatto odorigeno.
La mappa che segue visualizza in modo immediato l’estensione della ricaduta di odore e attesta i risultati positivi ottenuti nel tempo: dal 2009 (curva color magenta) al 2011 (nero), 2014 (verde) e 2015 (blu). Per comodità di rappresentazione, il confronto tra i periodi è fatta con l’isopleta del 5%. Tale valore indica la frequenza di percezione che si è assunto convenzionalmente come soglia di “accettabilità”.

mappa-impatto-odorigeno

Gli obiettivi raggiunti

Integrando utilmente il monitoraggio in continuo eseguito con SOA presso alcuni ricettori sensibili per un periodo limitato di tempo, la Field Inspection nel caso del Polo rifiuti di Bassano ha permesso di realizzare obiettivi altrimenti non raggiungibili:

  • determinare oggettivamente l’impatto olfattivo dell’attività sul territorio, con gli scenari stagionali e nelle varie condizioni meteorologiche, indagando anche il contributo odorigeno delle singole sorgenti;
  • fornire indicazioni utili per azioni correttive di ottimizzazione del profilo emissivo dell’impianto, individuando per esempio un nuovo tipo di odore significativo e da trattare in modo distinto (il rifiuto fresco in ricezione);
  • monitorare nel tempo l’andamento del fenomeno, verificando e documentando l’effetto delle azioni intraprese, per lo sviluppo di un programma razionale di controllo ambientale;
  • condividere con la comunità il percorso e gli esiti del programma di interesse ambientale, contrastando efficacemente le dinamiche conflittuali con pratiche di partecipazione, confronto e trasparenza.